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Campo rom di via Carrafiello a Giugliano in Campania: una lunga storia di emarginazione

Il “campo rom” di via Carrafiello, a Giugliano in Campania (Città Metropolitana di Napoli) è forse uno dei più crudi esempi della segregazione e dell’emarginazione che colpiscono le comunità relegate in questi insediamenti. 450 persone, di cui la metà minori, sono costrette a vivere in condizioni disumane: senza acqua,, senza corrente elettrica, circondate dai rifiuti e lontane da ogni servizio. E nessuno gli prospetta la possibilità di una vita diversa, ma solo sgomberi forzati.

Nella Città Metropolitana di Napoli, la situazione delle comunità rom è caratterizzata da una diffusa emergenza abitativa e condizioni di vita estremamente precarie. Secondo il rapporto Figli dell’abbandono dell’Associazione 21 luglio, circa 2.900 persone di etnia rom risiedono in insediamenti formali e informali nell’area napoletana, rappresentando lo 0,11% della popolazione totale, un dato significativamente superiore alla media nazionale dello 0,03%. Questi insediamenti, spesso costituiti da baraccopoli, sono privi dei servizi essenziali come acqua potabile, elettricità e sistemi fognari adeguati, esponendo le famiglie a gravi rischi sanitari e sociali. La mancanza di una visione politica efficace e la presenza radicata della criminalità organizzata aggravano ulteriormente la marginalizzazione di queste comunità, rendendo urgente l’adozione di interventi strutturali che possano garantire condizioni di vita dignitose e favorire l’inclusione sociale. Un esempio emblematico di questa situazione è rappresentato dal comune di Giugliano in Campania, dove da anni centinaia di persone rom vivono in condizioni disumane, in un costante stato di emergenza abitativa e sociale, senza prospettive di miglioramento concreto.

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Breve storia dei campi rom a Giugliano in Campania

Ad oggi, nel territorio di Giugliano in Campania, si stima vivano circa 1.200 rom provenienti dalla ex-Jugoslavia, distribuiti su quattro insediamenti:

  • il campo formale di via Carrafiello (abitato da 450 persone);
  • il campo formale di Zona ASI (125 persone);
  • la baraccopoli informale di Circonvallazione Giugliano (50 persone);
  • gli sbaraccati, ossia coloro che vivono al di fuori dei “campi”.

Le condizioni in cui sono costrette a sopravvivere queste persone sono di totale deprivazione. Questo rende Giugliano in Campania uno degli esempi peggiori in Italia di segregazione ai danni delle comunità rom. Ad aggravare la situazione, vi è l’assenza di soluzioni abitative dignitose da parte delle autorità locali, che si sono limitate a realizzare sgomberi ripetuti, senza riuscire a fornire un’alternativa valida. Sono infatti circa 15 anni che queste comunità subiscono sgomberi forzati e continuano a insediarsi in diverse zone di un’area molto ristretta, lungo la Strada statale 162 NC Asse Mediano, tra Lago Patria e Giugliano in Campania.

Il primo nucleo dell’attuale comunità rom di Giugliano è arrivato in Italia negli anni Novanta, durante il conflitto balcanico, per fuggire dalla guerra in Bosnia-Erzegovina, e si è stabilito nei pressi della zona ASI. Dopo alcuni anni di relativa tranquillità, negli anni ’10 del 2000 sono iniziati gli sgomberi:

  • 2010: la comunità si trasferisce su un “Terreno con Masseria” a Ponte Riccio;
  • 2011: i rom vengono collocati nella zona Auchan, nei pressi della Circonvallazione esterna (nello stesso anno viene inaugurato il campo formale di ASI, tutt’ora esistente, dove vanno a vivere 24 nuclei familiari);
  • ottobre 2012: la comunità si sposta nei terreni vicini a Lago Patria, incontrando una violenta reazione della popolazione locale;
  • ottobre 2012: dopo soli 4 giorni, le famiglie vengono spostate vicino alla centrale Enel a Pontericcio;
  • marzo 2013: la comunità, formata ormai da 400 persone, viene spostata in un campo provvisorio, allestito per l’occasione in località Masseria del Pozzo;
  • giugno 2016: l’area di Masseria del Pozzo viene sequestrata e i rom vengono spostati a Ponte Riccio, vicino a una fabbrica di fuochi di artificio abbandonata;
  • maggio 2019: la comunità viene divisa tra i comuni di Villa Literno e Castel Volturno;
  • maggio 2019: nel giro di poche ore le autorità realizzano un doppio sgombero e le famiglie devono nuovamente muoversi dalle due sedi di Villa Literno e Castel Volturno e si stabiliscono in via Carrafiello, dove sono ancora attualmente.

La comunità che oggi risiede in via Carrafiello ha dunque subito 9 sgomberi forzati in 14 anni, con una media di uno ogni 18 mesi.

Firma la petizione per superare i campi rom

Come si vive nel campo di via Carrafiello a Giugliano?

Come già detto, l’insediamento che sorge lungo via Carrafiello a Giugliano in Campania è quello più problematico dell’intera area della Città Metropolitana di Napoli e probabilmente anche uno dei più problematici in Italia. Le circa 450 persone che lo abitano (di cui circa la metà sono minori) vivono in condizioni estremamente drammatiche e deprivate, sostanzialmente disumane, come è emerso durante i sopralluoghi che hanno portato alla stesura del report Figli dell’Abbandono.

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Le unità abitative sono costruite in legno e lamiere o altri materiali di risulta e l’insediamento è privo di elettricità (staccata nel febbraio 2024, dopo un tragico incidente in cui persone la vita Michelle, una bambina di 6 anni), di acqua corrente (il rifornimento idrico avviene tramite una sola fontanella) e di un sistema fognario adeguato. Anche i bagni sono gravemente insufficienti rispetto al numero dei residenti. L’illuminazione è affidata ad alcuni generatori condivisi all’interno degli ampi nuclei familiari, mentre per cucinare e per il riscaldamento si ricorre a bombole di gas e stufe a legna. Rimedi che alimentano il forte rischio di incendi.

“Guarda come viviamo noi, io vivo qua da quattro anni. Ho due figli, una femmina e un maschio. Ho appena partorito da un mese e uno ha quasi due anni. Qui non abbiamo elettricità, non c’è niente c’è solo il generatore. Qualcuno ce l’ha qualcuno no. Per cucinare abbiamo queste bombole, io cucino qui con la stufa a legna. Quando fa freddo lo mettiamo dentro le baracche e stiamo al caldo.”

(testimonianza di una ragazza rom bosniaca di 17 anni)

“Campo rom sai com’è? Sempre immondizia, vestiti sporchi. Questa vita non è buona. Come fa la gente che si lava e poi è tutto sporco. Questo non va bene.”

(testimonianza di una ragazza rom bosniaca di 17 anni)

Io dormo in questa porcheria di baracca e tutti i miei figli e nipoti vivono insieme a me. Le case qui sono tutte di legno e tutto sporco, che dobbiamo fare? Mi da vergogna dormire in una baracca sporca ma con la forza devo dormire. Le nostre donne non hanno i vestiti, hanno scarpe.”

(testimonianza di un uomo rom bosniaco di circa 40 anni)

Ai problemi idrici, fognari ed elettrici si aggiungono l’assenza di un sistema di scolo per l’acqua, la presenza di grandi cumuli di rifiuti dove proliferano topi e serpenti e l’esposizione a prolungata a sostanze e rifiuti tossici presenti nell’area. Per chi vive nel “campo”, poi, la città con i suoi servizi è molto lontana.  L’insediamento, infatti, rimane isolato e muoversi con i mezzi pubblici è praticamente impossibile.

Quando piove qua si crea un lago. Qua ho comprato una pompa e ho fatto un buco così tira e la butta via. Qua è un disastro. Chiediamo aiuto al Comune per una sistemazione al più presto.

(testimonianza di un uomo rom bosniaco di 57 anni)

Un discorso a parte lo merita il tema della scolarizzazione. Secondo i dati del Comitato campano con i rom, nel “campo” di via Carrafiello ci sono 65 bambini regolarmente iscritti a scuola (un numero piuttosto basso, se si considera che, come detto, circa la metà dei 450 abitanti è costituita da minorenni), distribuiti su quattro-cinque istituti, per evitare problemi legati alla concentrazione. Quelli che realmente frequentano le lezioni, però, sono molti meno e l’evasione scolastica rappresenta un problema persistente (come in tutto il territorio di Giugliano in Campania). La comunità, infatti, a causa della lunga diaspora alla quale è stata sottoposta, non ha mai avuto una tradizione scolastica consolidata. Ne consegue che alcune famiglie sono scettiche o addirittura contrarie, mentre altre sono molto motivate a mandare i figli a scuola. Un atteggiamento che si riflette anche nei bambini. Per contrastare il fenomeno della dispersione, però, il Comune di Giugliano in Campania si limita a garantire un quotidiano servizio di trasporto scolastico tramite scuolabus.

“Non vanno tutti alla stessa scuola, sarebbe impossibile, ci sarebbe una rivolta. Sono divisi in diverse classi in diverse scuole.”

(testimonianza di un operatore del Comitato campano per i rom)

Per quanto riguarda l’inserimento scolastico e il rapporto con gli insegnanti, stando alle testimonianze di abitanti e operatori, le esperienze sembrerebbero critiche e negative: i bambini rom sembrerebbero trascurati o quantomeno non riceverebbero l’attenzione necessaria. Infatti, sebbene una minoranza di insegnanti mostri un’attenzione particolare verso gli alunni rom, altri, soprattutto quelli che lavorano con i bambini più piccoli, sono riluttanti ad assumersi grandi responsabilità.

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Cosa (non) è stato fatto per superare il campo rom di via Carrafiello a Giugliano?

L’aspetto più allarmante della situazione in cui versa l’insediamento rom di via Carrafiello è la sostanziale immobilità delle istituzioni. Nessuna valida strategia di superamento del campo. Nel tempo, si è proceduto solo a sgomberi forzati senza alternative abitative concrete. Anche il Progetto Abramo, presentato dalla Regione Campania nel gennaio 2021, e destinato a definito un percorso di integrazione abitativa, lavorativa e sociale delle popolazioni Rom, Sinti e Camminanti presenti sul territorio di Giugliano in Campania, si è ad oggi rivelato inconsistente. Il progetto, nato nel 2015 con la partecipazione della Prefettura di Napoli, della CMN, del Comune di Giugliano in Campania e di alcuni enti del terzo settore e della Parrocchia S. Pio X, prevede lo stanziamento di 864.000,00 euro per 480 persone, di cui 250 minori, finalizzato a garantire i servizi essenziali e una risposta all’accesso ai diritti fondamentali quale quello dell’abitazione, dell’assistenza sanitaria e dell’inclusione sociale. Nonostante le premesse promettenti, però, le azioni concrete messe in atto dall’Amministrazione Comunale in questi anni sembrano essersi limitate essenzialmente ai percorsi di scolarizzazione. E non risulta essere mai stato esplicitato quanti dei fondi stanziati per il Progetto siano stati utilizzati e quanti siano ancora disponibili.

Più di recente, tra le proposte per il superamento delle criticità presenti nella baraccopoli, il Comune di Giugliano in Campania ha individuato in località Palmatiello un immobile confiscato alla criminalità organizzata in cui alloggiare circa 40 persone, al fine di decongestionare l’insediamento. Di conseguenza, nell’aprile del 2024 è stato aperto un Bando che ha portato all’assegnazione temporanea del bene a sei nuclei familiari.

La minaccia di sgombero che incombe sui rom di via Carrafiello

Al di là di questa iniziativa estremamente parziale, però, le notizie per il “campo” di via Carrafiello non sono positive. Sul suo futuro, infatti, incombe la minaccia di un nuovo sgombero. Le autorità locali hanno infatti notificato ai residenti un ordine di sgombero senza offrire soluzioni abitative alternative dignitose, alimentando il timore di un nuovo allontanamento forzato che peggiorerebbe ulteriormente le condizioni già critiche degli abitanti. Gli attivisti del Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC), insieme all’Associazione 21 luglio e al Comitato Campano con i Rom, hanno presentato un reclamo collettivo al Comitato Europeo per i Diritti Sociali (ECSR) per impedire l’imminente azione.  Il nuovo sgombero, infatti, rappresenterebbe solo l’ultimo atto di un circolo vizioso di emarginazione e sofferenza per una comunità che ha già subito numerosi trasferimenti forzati negli ultimi anni.

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Denuncia urgente per fermare lo sgombero forzato delle famiglie rom a Giugliano